Prato

253.245 abitanti (Maschi: 123.025, Femmine: 130.220)
Densità per Kmq: 693,00Superficie: 365,00 Kmq

È la ottava provincia toscana per numero di abitanti, ed è decima ed ultima, tra le province toscane, per quanto riguarda la superficie con i suoi 365,26 km quadrati. Istituita nel 1992 per scorporo dalla Provincia di Firenze, è la seconda più piccola provincia italiana per estensione territoriale e numero di comuni, preceduta solo da Trieste. Comprende infatti soltanto i comuni di Prato (capoluogo), Cantagallo, Carmignano, Montemurlo, Poggio a Caiano, Vaiano e Vernio. È la provincia toscana con il più alto reddito per abitante. Confina a nord con l'Emilia-Romagna (città metropolitana di Bologna), a est e a sud con la città metropolitana di Firenze e a ovest con la provincia di Pistoia. La provincia di Prato si caratterizza per vari tipi di microclima in funzione dell'altitudine e dell'orografia, essendo attraversata nella parte settentrionale dalla dorsale appenninica, con una porzione di territorio del comune di Vernio situato oltre lo spartiacque, mentre nella parte meridionale il territorio si eleva verso le pendici collinari sud-orientali del Montalbano: tra le due aree si estende, nella parte centrale, un'area pianeggiante lungo il corso del fiume Bisenzio e dell'ultimo tratto dell'Ombrone Pistoiese, che è parte integrante della piana che si estende tra le città di Firenze e di Pistoia.

Come raggiungere Prato
CON L'AUTO: Vedi cartina
CON L'AEREO: Nella provincia di Prato non ci sono aeroporti ad uso civile.

Gli aeroporti più vicini a Prato sono: l'aeroporto regionale toscano Galileo Galilei di Pisa e l'Amerigo Vespucci di Firenze. 

Abbastanza vicino anche all'aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna
CON IL TRENO: Prato e la sua provincia è attraversata da due linee ferroviarie: la Bologna-Firenze e la Firenze-Lucca. Prato risulta quindi ben collegata con le maggiori città italiane quali Roma, Milano, Firenze, Bologna, Venezia, Napoli. 
La linea Bologna-Firenze interessa la stazione di Prato Centrale.
La Firenze-Lucca (che prosegue poi per Viareggio o Pisa) interessa tre stazioni ferroviarie, situate tutte nel Comune di Prato: Prato Centrale, Prato Porta al Serraglio e Prato Borgonuovo. 
Pillole di storia

La città di Prato, nonostante il suo notevole sviluppo demografico ed economico, non conobbe mai autonomia amministrativa all'interno del Granducato di Toscana. I pratesi iniziarono a rivendicare l'autonomia amministrativa nel 1919 e nel 1925 fu istituito il circondario di Prato, comprendente i comuni di Prato, Calenzano, Cantagallo, Montemurlo, Tizzana e Vernio. Il nuovo ente autonomo ebbe però vita brevissima, dato che due anni dopo tutti i circondari venivano aboliti. La beffa fu particolarmente sentita dai pratesi, che oltre a tornare del tutto sotto l'autorità fiorentina , videro anche l'eterna "rivale" Pistoia divenire capoluogo di provincia proprio nel 1927.

Nel dopoguerra l'idea della provincia pratese riprese vigore e nel 1956 fu fatta richiesta ufficiale da parte del consiglio comunale della città, cui seguirono le adesioni di diversi comuni della zona, compresi alcuni della provincia di Pistoia (Agliana, Montale e Tizzana-Quarrata). Oltre che per le lungaggini burocratiche e politiche, la nascita della provincia laniera fu ostacolata e rallentata dall'opposizione di Firenze e di Pistoia: quest'ultima, timorosa di perdere i tre comuni orientali che avevano chiesto di passare con Prato, arrivò addirittura a rispolverare alcuni diplomi medievali, dove Ottone III riconosceva possedimenti pistoiesi i territori di Quarrata e Montale. Altri comuni che avevano fatto richiesta, come Calenzano e Barberino di Mugello, fecero poi retromarcia sia per ragioni "di prestigio" che per scegliere di rimanere legati rispettivamente ai comuni della Piana (Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio) e a quelli mugellani.

Solo nel 1992 però la città di Prato poté diventare capoluogo dell'omonima provincia, col distacco di sette comuni dalla provincia di Firenze (non entrarono i comuni della provincia di Pistoia).

Il distretto tessile di Prato è molto più esteso della provincia, dato che in esso sono compresi anche tre comuni della provincia di Pistoia (Agliana, Montale e Quarrata) e due della provincia di Firenze (Calenzano e Campi Bisenzio).


(fonte: wikipedia)

Cosa vedere in città
Borghi, Castelli, Fortificazioni, Ville

  • Borgo di Artimino: piccolo centro etrusco fino al X secolo e più, Artimino è un castello rurale attribuito alla curtis carminiana dal 998, quando con un diploma il sacro imperatore romano Ottone III assegna in feudo, al vescovo Antonio di Pistoia, i popoli di diversi pivieri presenti in questa zona del Montalbano, fra i quali la pieve di S. Leonardo fuori le muraSi trova su un cipressato tumulo tufaceo-arenario di circa 250 m s.l.m., prospiciente l’Arno, proprio là dove questi riceve l’Ombrone. Dalla sua posizione collinare si domina a vista il masso della Gonfolina, affacciato sull’Arno, e tutto il suo tratto fluviale verso Montelupo Fiorentino ed Empoli, fino verso il Monte Pisano. 
  • Villa Medicea La Ferdinanda o "Villa dei Cento Camini": fra tutte le ville medicee sparse sul territorio, la più famosa è sicuramente quella di Artimino. Ed un vero gioiello di arte, storia e cultura è lo stesso minuscolo borgo, che domina un paesaggio di vera suggestione. I resti del castello e la torre merlata con orologio sono la testimonianza di un turbolento passato: comunello indipendente fino al 1228 all’arrivo dei fiorentini, prima ancora città etrusca e poi feudo romano. Su un colle del poggio sorge il borgo, su quello opposto, uniti da un viale alberato lungo il crinale, domina imponente la villa medicea nella sua struttura squadrata, quasi una fortezza sormontata da una selva di comignoli dalle forme più svariate. Da qui appunto il soprannome di “villa dai cento camini”. Si narra che Ferdinando I si innamorò di queste colline durante una battuta di caccia e in appena quattro anni, dal 1596 al 1600, su progetto del Buontalenti (che forse sul Montalbano non mise mai piede per dirigere i lavori) la villa fu costruita. L’unico approccio manierista dell’edificio sono i particolari in pietra serena. L’elegante scalinata esterna posta all’ingresso, pur disegnata dal Buontalenti, fu costruita solo nel 1930 dalla contessa Maraini. Per il resto le ampie stanze della villa, vuote dopo una sciagurata asta negli anni “60, lasciano intendere che il ruolo maggiore nelle decorazioni l’avevano mobili e quadri: le lunette dell’Utens (oggi al museo “Firenze com’era”) e le “Bellezze d’Artimino”, settantacinque dipinti di dame e cortigiane esposte agli Uffizi. Rimangono comunque alcuni affreschi.
  • Villa del Barone: il territorio del comune di Montemurlo vede la presenza di molte ville e residenze storiche, eredità dei casati che qui ebbero i loro possedimenti fin dal Medioevo. Sulla colline che sovrastano la frazione di Bagnolo, si trova la cinquecentesca villa del Barone, definita dai contemporanei la “villa più che reale”, a causa delle dimensioni che non trovano corrispettivo nelle residenze signorili coeve. Il nucleo dell’imponente edificio venne fatto costruire da Bartolomeo Baccio di Filippo Valori, nel mezzo dei vasti appezzamenti che il nobiluomo possedeva fin dal Quattrocento alle pendici del monte Javello. 
  • Barco Reale Mediceo di Bonistallo o Barchetto: Sul colle di Bonistallo, passando sulla strada verso Pistoia, poco oltre l’abitato di Poggio a Caiano, si trova un ombroso boschetto circondato con un antico muro, antico monumento in grave pericolo e degrado, nel silenzio generale. Fu realizzato al tempo del duca Cosimo I, a metà del XVI secolo durante gli interventi che interessarono tutti i possedimenti medicei.. I lavori furono diretti da Niccolò Tribolo che realizzò anche il giardino della villa e le scuderie. Era probabilmente destinato alla caccia e l suo interno si trovavano una conigliera, una “casa del falconiere”, un luogo attrezzato per l’uccellagione, cioè la cattura di volatili con reti, chiamato “uccellare” e posto sulla sommità del colle e anche una cava di pietra. Tuttavia il principale utilizzo del boschetto doveva probabilmente essere legato alla custodia di animali di grossa taglia, tipo cervi o cinghiali e forse animali esotici come nel similare boschetto quadrangolare delle Pavoniere, realizzato nello stesso periodo all’interno della tenuta delle Cascine sull’altra sponda dell’Ombrone, dove venivano tenuti dei rari daini neri fatti venire dall’India ai tempi di Lorenzo il Magnifico. Attualmente il Bargo, quasi completamente inglobato nella struttura urbana di Poggio a Caiano, è aperto al pubblico e costituisce una sorta di bosco in città, capace di dare una fresca ombra in piena estate.
  • Rocca di Cerbaia: si trova a Carmignanello. Edificata dai conti Alberti su concessione definitiva dell’imperatore Federico I, detto “il Barbarossa”. Attualmente in rovina, è raggiungibile in auto e poi proseguendo a piedi. 
  • Rocca di Carmignano: la cui posizione è particolarmente affascinante per il panorama offerto sul Montalbano e i sui monti della Calvana. La posizione strategica a dominio della pianura fra Pistoia, Prato e Firenze fu spesso oggetto di violenti scontri fra i vari Comuni per il suo possesso.I pistoiesi per primi conquistarono l'area nel 1125 e cominciarono la sua fortificazione. Dopo alterne vicende Castruccio Castracani la conquistò nel 1324. Passò poi definitivamente sotto il controllo di Firenze, avviando un lungo periodo di pace e stabilità. L'attuale complesso databile intorno al XIV secolo, è costituito da resti delle tre cinte murarie e dalla torre campanaria, nota con il nome di Campano. Al centro della rocca, in mezzo a un boschetto, sorge un piccolo edificio, che ospita alcune sale espositive. Dal 1990 il Comune di Carmignano ha acquistato la rocca e ne ha fatto uno spazio espositivo e per manifestazioni culturali. 
  • Rocca di Montemurlo:  La Rocca, fortezza con coronamento merlato sorse nel X secolo, ed è tuttora in posizione dominante rispetto alla cittadina di Montemurlo, circondata da un bel giardino alberato e un superbo parco di lecci. L'originaria destinazione come strumento difensivo fu, già dalla fine del Quattrocento, convertita in elegante dimora. Il lato Sud dell'edificio, costruito in pietra, è di forma insolita con spigoli stondati e permette di ammirare un eccezionale panorama che spazia da Firenze a Prato per giungere fino a Pistoia. Il 2 agosto 1537, vide la Rocca come luogo dell'ultimo tentativo antimediceo capeggiato da Baccio Valori, Filippo Strozzi e Anton Francesco Albizi con altre famiglie fiorentine ostili a Cosimo dei Medici. I capi della congiura furono però tutti sconfitti e giustiziati. La Rocca è oggi proprietà privata. La visita è possibile prendendo accordi con la proprietà.
  • Villa Medicea Ambra di Poggio a Caiano: voluta da Lorenzo il Magnifico e costruita su progetto di Giuliano da Sangallo nel fra il 1484 e il 1520 (con una pausa fra il 1494 e il 1513 a causa della cacciata da Firenze dei Medici). i lavori ripresero con l'ascesa al soglio pontificio del figlio di Lorenzo (Giovanni) col nome di Leone X. La villa rimase sempre residenza estiva dei Medici e fu teatro di importanti avvenimenti della loro storia dinastica. Qui furono festeggiati i matrimoni fra Alessandro de' Medici e Margherita d'Austria (1536), fra Cosimo I ed Eleonora da Toledo (1539), fra Francesco I e Bianca Cappello (1579). Al tempo di Cosimo III (seconda metà del Seicento) la villa fu dotata di un teatro al piano terra per soddisfare i capricci di Margherita Luisa d'Orléans. Il principe Ferdinando ne fece un attivissimo centro culturale. Alla morte dell'ultimo discendente dei Medici l'edificio passò alla famiglia degli Asburgo-Lorena. Modifiche di rilievo furono apportate nel corso del tempo sia alla villa che al parco. Fra il 1865 e il 1871 (periodo di Firenze Capitale del Regno d'Italia) vi soggiornarono Vittorio Emanuele II e la contessa di Mirafiori. Prototipo della villa rinascimentale, si apre su un ampio parco con annesse limonaia neoclassica e scuderie ristrutturate nel 2000 e adibite a struttura polivalente. La facciata è caratterizzata dall'ampio basamento porticato che circonda l'edificio coronato da timpano. L'ampia scalinata a tenaglia eseguita fra il 1807 e il 1811, su progetto di Pasquale Poccianti, porta al primo piano. Al piano terreno sono ubicati la sala del teatro, la sala dei biliardi e l'appartamento di Bianca Cappello. Al primo piano si trovano la camera da campo di Vittorio Emanuele (arredata con speciali mobili pieghevoli da accampamento), il salone che ospita i pannelli originali del fregio del timpano, realizzato in terracotta smaltata lungo circa 14 metri. Il salone Leone X si affaccia sul porticato ed è circondato da un imponente ciclo di affreschi realizzati dal Pontormo, Franciabigio, Alessandro Allori ed Andrea del Sarto. Oltre il salone si trova la sala dei pranzi, l'appartamento di Vittorio Emanuele e l'appartamento della contessa di Mirafiori e il bagno di realizzazione neoclassica. Dal 2007 nella villa ha trovato la propria sede il Museo della Natura Morta che è stato allestito in sedici sale del secondo piano ed espone stabilmente circa 200 dipinti dal tardo Cinquecento alla metà del Settecento.
  • Scuderie Medicee di Poggio a Caiano: adiacenti alla Villa Medicea sono alcune costruzioni come la cappella (dove si trova la Pietà con i SS. Cosma e Damiano, dipinta nel 1560 da Giorgio Vasari), le cucine (di cui si hanno le prime tracce iconografìche in alcune piante del 1610) e il neoclassico stanzone per le piante (o limonaia) "con annessa conserva d'acqua", opera del Poccianti (1825 circa). A metà del XVI sec. circa, sotto Cosimo I, Niccolo Tribolo risistemò i giardini e terminò la costruzione delle scuderie intorno al 1548. La veduta d'insieme dell'assetto del giardino e delle scuderie dopo l'intervento del Tribolo si ha nella famosa lunetta di Giusto Utens del 1599. Le scuderie, acquistate alla fine degli anni '70 dal Comune di Poggio a Caiano, sono poste subito fuori del muro di cinta della Villa, lungo la strada per Prato. Di grande interesse sono i giardini che circondano la Villa, ridisegnati dopo il 1811, ma senza seguire del tutto l'originario progetto elaborato dall'ingegnere Giuseppe Manetti, su commissione di Elisa Baciocchi. Tale progetto prevedeva la loro trasformazione in un giardino all'inglese, con la creazione di un laghetto e di tempio dedicato a Diana e con ulteriori interventi in chiave paesaggistica. Attualmente solo la parte dei giardini che si estende oltre la facciata posteriore della Villa, verso l'Ombrone, si presenta come un giardino all'inglese, con viali ombreggiati ed angoli caratteristici. Sul lato destro della Villa essi hanno invece mantenuto l'aspetto di un giardino all'italiana, con una vasca centrale e numerosi vasi di limoni. Il giardino è qui recinto su tre lati e chiuso sul quarto dal già citato stanzone del Poccianti. I giardini sono arricchiti da rare specie vegetali e da alcune statue, come quella in terracotta raffigurante la cattura della ninfa Ambra da parte di Ombrone descritta da Lorenzo de' Medici nel suo poemetto Ambra.
  • Castello dell'Imperatore e Cassero: castello svevo, voluto dall'imperatore Federico II, a pianta quadrata, con otto torri (sei a base quadrata e due pentagonali). Oggi consiste delle sole mura esterne, in alberese. Si trova in pieno centro storico in Piazza delle Carceri, accanto alla Basilica di Santa Maria delle Carceri, con cui forma un prospetto unico davvero suggestivo. È il più settentrionale dei castelli svevi, nonchè  l'unico esempio di architettura sveva dell'Italia centro-settentrionale. Sorto sul luogo del primitivo forte degli Alberti (di cui restano due torri, quelle prive di merli, che fino al 1767-68 avevano circa il doppio dell'attuale altezza), nucleo di Castrum Prati, a ridosso della seconda cerchia di mura, venne realizzato da Riccardo da Lentini su incarico dell'imperatore Federico II a partire dal 1240, per poterlo trasformare in una residenza imperiale. Il castello, originariamente tangente alla seconda cerchia muraria (XII secolo), era parzialmente circondato da un fossato e collegato alle carceri albertiane dalla cui definizione "delle carceri" prese il nome il vicino santuario mariano. Esso presenta otto torri ed ha insiti, come per il Castel Del Monte, svariati aspetti simbolici, sia nella struttura che nel portale. La sua costruzione venne però interrotta verso il 1250 e la struttura venne utilizzata in seguito per molti altri scopi. Nel corso del Trecento, sotto il dominio fiorentino, il castello fu collegato alla terza cerchia di mura tramite un corridoio coperto chiamato "Corridore del Cassero" (cioè: corridoio del castello) o più semplicemente Cassero. In questo modo le truppe fiorentine potevano entrare da fuori le mura tranquillamente in città usando un passaggio protetto. Durante il corso dei secoli alcune case vennero costruire dentro e intorno alla struttura. Negli Anni Trenta, sotto il governo fascista, tutte le abitazioni vennero demolite ed il castello assunse l'aspetto odierno, che consiste praticamente nelle sole mura esterne. La contemporanea apertura di viale Piave comportò inoltre la demolizione di gran parte della struttura del Cassero, di cui restano due tronconi.
  • Mura di Prato: la cerchia di mura che delimitano il centro storico di Prato, in gran parte ancora esistente, risale al XIV secolo. Venne costruita per inglobare le costruzioni che sorsero fuori dalla precedente cerchia muraria (in particolare la Chiesa di San Domenico e l'odierna Piazza Mercatale), allora sede del mercato cittadino). Essa contenne tutta la città finno alla fine dell'Ottocento, e dal 1653 al 1916 delimitava il territorio della primitiva diocesi cittadina. Costruite in pietra alberese, a partire dal 1300, quando la città era ancora un libero comune, le mura vennero terminate 50 anni più tardi. La loro costruzione venne infatti interrotta a causa dell'epidemia di peste che sconvolse in quel secolo tutta l'Europa. Il tratto mancante (che va dall'odierna piazza San Marco a porta Santa Trinita) venne terminato quando la città si trovava già sotto la signoria di Firenze: questo tratto, a differenza del restante, presenta infatti un camminamento sostenuto da archetti pensili a sesto acuto. Inoltre, le mura di questo tratto vennero unite al Castello dell'Imperatore attraverso un corridoio coperto, chiamato Cassero.
  • Borgo di Savignano: sul corso della Nosa, deviato in epoca antichissima perché le sue acque non danneggiassero i campi sottostanti, sorge il paese di Savignano, con le sue case in pietra che tradiscono un’origine medievale e la bella chiesetta parrocchiale, dedicata ai SS. Andrea e Donato. Davanti al ponte sulla Nosa si stagliano un noce ed un grande gelso, a testimonianza della vita contadina di questo borgo che fu anche abitato da artigiani: nel podere davanti alla chiesa si trovava anche un bell’olmo, simbolo di saggezza, sotto il quale si riunivano a consiglio i capifamiglia nel “comune rustico” della villa di Savignano
  • Villa San Gaudenzio o Buonamici: grande dimora rinascimentale a Sofignano, che si raggiunge direttamente dalla strada Vaiano-Sofignano. Risale alla metà del XV secolo, appartenne ai Buonamici di Prato che ne curarono l’ampliamento inglobando anche edifici medievali: fu luogo di villeggiatura con un giardino all’italiana, grande prato antistante la villa e a settentrione per raggiungere il Selvatico in forma di labirinto. Qui furono ospiti Agnolo Firenzuola ed altri famosi personaggi nelle amicizie della famiglia Buonamici, tra cui Galileo Galilei che amava il vino qui prodotto: a lui Ranieri Buonamici dedicò la Vigna delle Veneri restaurata nel 1841. I proprietari sono discendenti dei Buonamici fondatori della villa.
  • Cascine Medicee di Tavola: Il parco si trova poco fuori la città, in direzione di Poggio a Caiano. Vero e proprio polmone verde della città, l'area faceva parte della tenuta agricola della villa medicea di Poggio a Caiano. La sua nascita è infatti legata ad un originale progetto di Lorenzo Il Magnifico che prevedeva, oltre all'acquisto e la ricostruzione di Villa Ambra anche la realizzazione di un vasto complesso con tenuta agricola. Date le caratteristiche del territorio, soggetto a frequenti inondazioni, venne realizzata una rete di canali per il drenaggio e la regimentazione delle acque nella zona fra Tavola e Bonistallo e fu creato un robusto argine lungo il fiume Ombrone. Insieme alle opere di bonifica venne costruito un vasto edificio, la Fattoria o Cascina, in grado di rifornire con i propri prodotti l'intera città di Firenze. La struttura era, ed è tutt'oggi, circondata da un fossato e da mura fortificate agli angoli da torri, con elementi che ricordano la tipologia delle cascine lombarde. Nel corso tempo la tenuta ha subito passaggi di proprietà e notevoli trasformazioni, passando da un'agricoltura promiscua con prati lasciati al pascolo, ad una coltivazione di riso e frumento, a vigneti delimitati da pioppi e olmi, siepi di bosso e aceri selvatici. All'aspetto di investimento agricolo, è sempre stato legato quello di luogo di svago e i notevoli lavori di ristrutturazione effettuati, pur avendo mantenuto una zona a usi agricoli, hanno visto la realizzazione di un campo da golf e consentito anche la visita di alcune zone del complesso. Al parco è possibile arrivare grazie anche ad una pista ciclabile. La bicicletta è infatti un ottimo mezzo per visitare l'intero parco



Architetture religiose


  • Duomo, dedicato a Santo Stefano: la chiesa, a tre navate, è costruita in marmo bianco e verde. Risale molto probabilmente al VI secolo. È uno degli esempi più importanti dell'architettura religiosa tra il XII secolo e il XV secolo nella regione, con un elegante passaggio al suo interno tra le ampie arcate romanico-lombarde e lo slancio del gotico nel transetto, progettato molto probabilmente dal celebre Giovanni Pisano, che al suo interno realizzerà un crocifisso ligneo e il suo ultimo capolavoro, la Madonna della Cintola, nel 1317. Vi è conservata la reliquia della Sacra Cintola. Le opere più importanti sono il Pulpito esterno (costruito da Michelozzo e decorato da Donatello), il pulpito interno di Mino da Fiesole e Antonio Rossellino del 1472, la Madonna dell'Ulivo, unica opera realizzata insieme dai celebri fratelli Da Maiano.  Nel transetto invece vi sono gli affreschi di Filippo Lippi (nella Cappella Maggiore), una delle massime espressioni del Rinascimento italiano, gli affreschi di Paolo Uccello (nella Cappella dell'Assunta), e di Agnolo Gaddi (nella Cappella della sacra Cintola), all'interno di una cancellata bronzea realizzata da alcuni dei più importanti orafi del XV secolo.
  • Basilica di Santa Maria delle Carceri: si trova nell'omonima piazza nel centro di Prato. Viene considerata un capolavoro architettonico del primo Rinascimento, tappa cruciale della riflessione sugli edifici a croce greca.Secondo la tradizione, il 6 luglio 1484 un bambino, Iacopino Belcari detto della Povera, vide animarsi l'immagine di una Madonna col Bambino, dipinta sulla parete delle carceri pubbliche di Prato (dette "delle Stinche", come a Firenze). In seguito ad altri simili eventi ed alla crescente devozione popolare, fu deciso di realizzare in quel luogo una basilica. Dopo la scelta di un primo progetto, Lorenzo de'Medici impose quello redatto su sue indicazioni dal suo architetto preferito Giuliano da Sangallo, che realizzò una chiesa con pianta a croce greca, ispirata alla Cappella Pazzi di Filippo Brunelleschi. Capolavoro di simmetria e proporzioni, sintesi piena delle soluzioni spaziali brunelleschiane e dei postulati teorici di Leon Battista Alberti, fu costruita dal 1486 al 1495 per quanto riguarda gli interni, mentre il rivestimento esterno, interrotto nel 1506, sarà completato più tardi. 
  • Chiesa di Sant'Agostino: sorge in piazza Sant'Agostino. Gli Agostiniani eressero nel 1271 un oratorio e un piccolo convento; dalla fine del Trecento fino al 1440 venne costruita l'attuale chiesa, dotata di nuovi altari nel XVI-XVII secolo. Passò al clero secolare dopo la soppressione del convento, nel 1810. Dal 1964 l'intero complesso è affidato ai padri Sacramentini.
  • Chiesa di San Francesco: nella omonima piazza (XIII - XIV sec.), sorge nel nucleo più antico della città ed è un importante luogo di culto cattolico e una delle prime chiese francescane insieme al suo grande convento costruito sul terreno che venne donato dal comune ai frati minori solo otto giorni dopo la canonizzazione del santo, nel 1228. Quasi interamente in mattoni (primo edificio pubblico di Prato ad essere realizzato con questa tecnica, anziché in pietra), ha la facciata, in stile romanico - gotico, a fasce bicrome di pietra alberese e serpentino, aperta dall'elegante portale e conclusa dal timpano triangolare. L'originale architrave del portale, a conci bianchi e verdi, ha al centro uno stemma (in pietra dipinta) dei Pugliesi e sui lati due personaggi di quella famiglia inginocchiati, scolpiti in arenaria. Sui capitelli, a forme acantiforme, si imposta la lunetta falcata, ornata da colonnine tortili e polilobate e sottolineata da una cornice a conci bianchi e verdi. All'interno della lunetta vi è un affresco dell'Ottocento eseguito dal pratese Martino Benelli (il rimpello probabilmente copre un'opera più antica). In asse col portale vi è l'occhio circolare (un tempo dotato di rosone in marmo rosa), la cui riquadratura è però frutto del completamento rinascimentale della facciata insieme al grande timpano entrambi progettati ed eseguiti da Giuliano da Sangallo, operante nella vicina Basilica di Santa Maria delle Carceri. Nel timpano è un'iscrizione («DEUS SUPER OMNIA») e al centro un occhio nel quale vi è un importante rilievo in stucco di notevole qualità, opera di Andrea Della Robbia, databile intorno al 1490, raffigurante San Francesco che riceve le stimmate.
  • Chiesa di San Domenico: nell'omonima piazza,costituisce un interessante esempio di chiesa "mendicante", dove l'austerità dell'architettura è temperata sia da elementi strutturali, come la torre campanaria, sia da motivi decorativi, come gli archi bicromi degli avelli e i riquadri geometrici della facciata. Fondata nel 1281, fu costruita, col convento contiguo, dal 1283 al 1316. Per un certo periodo, all'inizio del Cinquecento, qui visse Fra' Bartolomeo.
  • Pieve di San Pietro a Figline: sorge in via Vecchia di Cantagallo a Figline di Prato, frazione settentrionale del comune di Prato.L'edificio è costruito in filaretto di alberese, il cui nucleo iniziale, del XII secolo, fu rialzato tra fine Duecento e il 1330, quando vennero costruiti il transetto e il campanile a torre. Nel sobrio, luminoso interno restano affreschi piuttosto frammentari, oggetto di restauro negli anni'70 e che dovevano probabilmente ricoprire tutta la superficie parietale
  • Oratorio di San Rocco a Fossato:  si trova nel comune di Cantagallo. Costruito nel 1710-1711 e ampliato nel 1775 ed è preceduto da una loggetta. All'interno è una Via Crucis settecentesca in maiolica, realizzata probabilmente dopo la predicazione di San Leonardo da Porto Maurizio, nel 1746, che diffuse questa pratica religiosa nel territorio pratese.
  • Chiesa di Santa Maria in Castello Averardi:  chiesetta romanica nel comune di Cantagallo, sorge su un panoramico pianoro, un tempo racchiuso dalle mura di Castello Averardi (documentato dal 1110), a circa 600 metri di quota. Preceduta da un portico per il riparo dei viandanti, la cappella conserva la muratura in arenaria su fianchi e absidiola; all'interno l'altar maggiore incornicia una piccola tela con una Madonna e il Bambino, assai venerata, opera bolognese del primo Settecento.
  • Chiesa di San Biagio: si trova nel comune di Cantagallo. Documentata dal 1224, la chiesa era di patronato dell'abbazia di Vaiano e svolse nel medioevo un ruolo importante nella piccola comunità montana quale luogo di fede, ma anche come sede delle assemblee del comune. L'interno è ad aula unica, con soffitto a capriate
  • Pieve di Sant'Ippolito: la pieve a Sant' Ippolito di Vernio, è documentata dal 998, l'attuale chiesa è però frutto di una ricostruzione del XII secolo, con interventi più tardi. Il fianco sulla piazza principale conserva il paramento medievale in arenaria, il coro è secentesco, e si collega al robusto campanile a torre, con zona basamentale del XII secolo. Alla facciata medievale si appoggia un portico su pilastri che inglobano colonne cinque-secentesche.
  • Abbazia di Santa Maria a Montepiano: sorta intorno al 1095 in una radura sul torrente Setta presso il romitorio del beato Pietro, fu ampliata prima del 1138, quando venne consacrata solennemente dal vescovo di Pistoia, Sant'Atto. Il monastero vallombrosano, che ebbe vasti possessi fino al Mugello e gestì uno "Spedale", fu lasciato dai monaci nel XVI secolo, passando al clero secolare. Durante una ristrutturazione, nel 1843 venne gravemente danneggiato da un terremoto, che abbatté parte del complesso.
  • Badia di San Salvatore: chiesa, di origine longobarda, nel comune di Vaiano, faceva parte di un potente monastero, eretto nel IX-X secolo dai benedettini cassinesi e ricostruito nell'XI-XII secolo, probabilmente dopo il passaggio alla Congregazione Vallombrosana (1075 circa).  L'abbazia esercitò un'azione considerevole sul territorio: gestì alcuni Spedali per poveri e viandanti (uno vicino alla porta superiore del borgo), ebbe il controllo delle acque, mantenne la viabilità, sviluppò agricoltura e silvicoltura nei suoi vasti possedimenti, ebbe il patronato delle chiese di Schignano, Migliana, Cantagallo e della pieve di Usella. La badia fu ampliata (chiostro e ambienti circostanti) fra il XV e il XVI secolo, mentre la chiesa venne ristrutturata a fine Cinquecento. Nel 1808 il monastero fu soppresso e tutti i suoi beni venduti; la chiesa divenne parrocchia, subendo un radicale ripristino (su progetto di A. Colzi) conclusosi nel 1930.
  • Pieve dei Santi Vito e Modesto a Sofignano: nel comune di Vaiano, notevoli trasformazioni hanno conferito alla pieve, documentata dal 1024 e un tempo molto importante, un aspetto modesto, anche se suggestivo.
  • Chiesa dei Santi Andrea e Donato a Savignano: nel comune di Vaiano la chiesetta è esistente dal XIII secolo, ha struttura in pietra alberese  (il calcare chiaro tipico della Toscana) e coro sette-ottocentesco.
  • Pieve di San Giovanni Decollato: si trova nei pressi della rocca a Montemurlo. Costruita fra il 1085 e il 1096, fu parzialmente rifatta nel XIII secolo. All'inizio del XVI secolo furono realizzate importanti trasformazioni, a cui ne successero altre nel Settecento e ai primi dell'Ottocento. Alla facciata a capanna è addossato un elegante portico architravato con pilastri tardomedievali in cotto.
  • Chiesa di Santa Maria Maddalena de' Pazzi: edificio sacro situato lungo la via di Galceti in zona Bagnolo, nel comune di Montemurlo. Nata come oratorio della vicina Villa di Galceto, deve la sua origine a un oratorio dedicato prima a san Giustino e poi a sant'Isidoro, documentato dal 1638. L'aspetto attuale risale però a lavori condotti nella seconda metà dell'Ottocento, quando nella villa abitarono importanti personalità russe. Oggi chiesa parrocchiale, è caratterizzato da una facciata dotata di pronao in muratura, arricchito da una serliana con membrature in pietra artificiale, pilastri tuscanici e un timpano triangolare.
  • Oratorio di San Girolamo e Santa Maria Maddalena dei Pazzi: all'interno della Villa del Parugiano. Fu interamente affrescato nel 1583 - 1584 dal fiammingo Giovanni Stradano con scene di notevole vivacità e fantasia narrativa. Nel centro della volta è dipinto Dio Padre, con ai lati la Creazione degli elementi, il Peccato originale, la Cacciata dal Paradiso, il Giudizio Universale e l'Inferno. La decorazione prosegue sulle pareti coi Santi Penitenti immersi nella natura. La vita contemplativa e il lavoro sono richiamati dalle vedute di eremi e della Rocca di Montemurlo.
  • Abbazia di San Giusto al Pinone: si trova nel comune di Carmignano. Risale, probabilmente, alla metà del XII secolo, ed è uno degli edifici romanici più suggestivi della zona. La sua origine dovrebbe essere in relazione ad un'antica viabilità, altomedievale, di crinale che dall' Arno, attraversato nel punto più stretto (area della Gonfolina), giungeva nel pistoiese. Si sarebbe quindi trattato di un antico "ospedale", punto di sosta per i pellegrini, fino alla torre di Sant'Alluccio (rimasto solo come toponimo) ed il successivo ospizio di San Baronto. Una campana della chiesa, detta la "Sperduta", aveva il compito di guidare i pellegrini in difficoltà e chiamarli a raccolta prima del tramonto, prima che le porte dell'abbazia si chiudessero. Secondo la tradizione sarebbe stata fondata da un monaco eremita francese, San Giusto o Giustone.
  • Chiesa di San Lorenzo a Montalbiolo: nel comune di Carmignano, la chiesetta è documentata dal 1111, con le murature in arenaria, ha mantenuto all'esterno gran parte delle forme originarie, mentre l'interno, è a una navata.
  • Pieve di Santa Maria Assunta a Bacchereto: la semplice facciata intonacata, dalla quale traspare la muratura medievale, la unifica all'oratorio della compagnia, mentre dalla zona posteriore emerge la robusta mole merlata del campanile, che costituiva una delle torri della cinta muraria del castello, completamente scomparsa. La veste classicheggiante degli interni si deve a interventi del 1835-1840. 
  • Propositura dei Santi Michele e Francesco: chiesa molto importante sia dal punto di vista religioso che dal punto di vista artistico, si trova a Carmignano. Nel 1211 San Francesco, giunto a predicare in questa regione, ricevette in dono dal Comune di Carmignano un terreno. Bernardo di Quintavalle vi edificò un convento con un oratorio, a cui si aggiunse intorno al 1330 circa l'attuale chiesa intitolata a san Francesco. Trasformata nella zona presbiterale nel Cinquecento, nel 1782 la chiesa diventò sede della pieve di San Michele, prima situata ai piedi del castello. Nel frattempo, la chiesa era stata dotata di snelli loggiati, sia nel chiostro che in facciata (1773). Principale attrattiva della chiesa è la Visitazione (1528-1530 circa) del Pontormo, eseguita per un altare di patronato della famiglia Pinadori: inquietante e mirabile capitolo del primo manierismo fiorentino.
  • Chiesa di Santa Cristina in Pilli: documentata già nel secolo XI, la sua antichità non risulta evidente dall'aspetto attuale, con l'intonaco che nasconde il paramento murario, e il portico a tre arcate. Sul fianco destro è murato un architrave in arenaria con la data 1308. All'interno la chiesa denuncia le trasformazioni subite a partire dal secolo XVII fino al restauro neogotico degli inizi del Novecento.

(Fonti: http://www.mondimedievali.net/ e wikipedia)
Itinerari turistici
Itinerario N. 1

Alle Sorgenti del Bisenzio. nella Riserva Naturale dell'Acquerino (Cantagallo)


Itinerario naturalistico che conduce alle sorgenti del fiume Bisenzio, affluente dell'Arno, all'interno della foresta demaniale (nella Riserva Naturale non è consentito l'accesso ai veicoli.)

da ponte Bisenzio - Luicciana - Mulino della sega - Luogomano - Cascina di Spedaletto
Monachino - la Rasa - Cantagallo - ponte Bisenzio

In ordine di percorrenza si incontrano scorci di importanza storica: il Tabernacolo di Gavigno (secolo XVIII-XIX) cappella-rifugio in arenaria locale, l'Oratorio di Sant'Agostino, sempre a Gavigno, in arenaria locale, di forme neomedievali.  Si incontra poi il borgo di Peraldaccio. Siamo a 445 metri di altezza. Si tratta di un piccolo e suggestivo abitato sul torrente Carigiola, sorto presso il confine con la Contea di Vernio. Dopo il borgo è la volta dell' ex-Mulino di Genesio ( XVII - XX secolo) ebbe notevole importanza nell'Ottocento; attivo fino a metà del XX° secolo.
Per poi concludere con lo spettacolare ambiente naturale del Carigiola e le splendide Cascate del Cigno Bianco.  


Itinerario N. 2

Alla scoperta dell'Alpe: in vista del crinale Appenninico

percorso storico-naturalistico in quota che consente una ricognizione della parte più "alpestre" della vallata in vista del crinale appenninico e dei bacini del Setta, del Carigiola e del Fiumenta, alla scoperta di borghi antichi ancora oggi abitati, dove il tempo sembra essersi fermato. 


da Montepiano - Alpe di Cavarzano - Cavarzano - Luciana - Montepiano


L'itinerario parte da Montepiano, rinomata e antica stazione di villeggiatura montana, ricca di ville ottocentesche. Tra queste vale la pena visitare la Villa Torre Alpina, castello neomedievale con parco, edificato a fine Ottocento. Non mancano altri edifici di vario genere che meritano una sosta: il Mulino della Badia, ristrutturato nel Settecento, già in possesso della famiglia Gualtieri nel 1828 (con le due macine attuali) è alimentato con gora e margone panoramico; la Badia di Santa Maria, struttura religiosa del 1130 ca. con modifiche nel transetto e coro; portale con rilievi arcaici; interni: notevoli affreschi del 1260-80, con influssi lombardi, e dei secc. XIV-XV, di scuola fiorentina; la Fonte al Romito, adiacente alla fonte, tabernacolo con bassorilievo ottocentesco in pietra rappresentante un episodio della vita dell'eremita Pietro. Lasciamo il paese per raggiungere alcuni scorci panoramici: il Monte Casciaio, il Poggio di Petto, una cima minore ma in posizione baricentrica sul crinale, ben visibile da tutta l'alta valle del Bisenzio e il Monte della Scoperta, la vetta più elevata (m 1278) del crinale appenninico della provincia di Prato, e anche una delle più caratteristiche in virtù della strapiombante parete sud (Sasso delle Fate). 
Scendendo poi a Cavarzano troviamo in località La Tavoletta, il punto più panoramico. Il borgo di Cavarzano a 
650 metri di altezza è un abitato in posizione dominante, con una vasta chiesa neoromanica, la Chiesa di San Pietro,  tradizionalmente legato a pastorizia e silvicoltura. Vista dalla strada per Cavarzano e dalla strada per Montepiano si incontra il vecchio borgo di Luciana, quattro case addossate sulla collina e una chiesetta, la Chiesa di San Martino, ristrutturata nell'Ottocento; al suo interno interessante tela del tardo Seicento. E' poi la volta della conoscenza del borgo di Sasseta, che si trova lungo la statale Bolognese, che riporta a Montepiano. Qui una sosta la merita l' Oratorio di Santa Maria della Neve, costruito dai Bardi nel 1556, poi ristrutturato; bello il campanile con originale coronamento piramidale.   



Itinerario N. 3


Dalla villa alle ville: la costruzione del paesaggio


percorso che dalla maestosa villa medicea di Poggio a Caiano adagiata nella piana con le sue Scuderie recentemente restaurate, porta, in pochi chilometri quadri di territorio, alla scoperta delle storiche ville che costellano il Montalbano, certo meno conosciute ma di grande interesse storico artistico 


da Poggio a Caiano - Poggetto - Le Croci - i Renacci - Carmignano - La Serra - Poggio a Caiano


Si parte dalla maestosa Villa medicea di Poggio a Caiano, realizzata da Giuliano da Sangallo tra il 1484 e il 1520 con modifiche successive.  Il prototipo della villa è rinascimentale su basamento porticato, con loggia centrale; prezioso il salone con affreschi di Pontormo, Andrea del Sarto e Alessandro Allori; scalone e limonaia neoclassici (P. Poccianti); recinto con "baluardi" cinquecenteschi. Del complesso mediceo fanno parte anche le Scuderie Medicee. Interessanti interni con imponente struttura a navate coperte da volte a crociera su colonne tuscaniche; lungo la strada i canili della fine del Cinquecento. Anche il Palazzo Comunale ha origini dell'epoca. Era infatti la casa del giardiniere mediceo trasformata in periodo neoclassico; interni con decorazioni.
Una salita sulla collina di Bonistallo è meritevole, per vedere oltre al Barco Mediceo, antica bandita di caccia medicea con recinzione e porte cinquecentesche, oggi parco pubblico attrezzato con vasto bosco di querce, le due chiese di San Francesco, già oratorio della Compagnia delle Stimmate, ha un unitario interno barocchetto, con stucchi e tele del XVII-XVIII secolo e di Santa Maria, parte dell'antica chiesa parrocchiale, trasformata in abitazione nel XX secolo e soprattutto godersi il panorama sulla cittadina e l'intera piana. Da vedere anche Villa Magra, edificio padronale cinquecentesco dei Paganelli, ampliato nell'Otto-Novecento e il Castellaccio, imponente struttura cinquecentesca sorta su un complesso rurale fortificato. Notevole la cappella settecentesca.  
Inizia poi la visita di una serie di ville sul territorio veramente interessanti. Partiamo dalla Villa di Cerreto, realizzata dai Bini, forse sui resti di un fortilizio medievale, ha torri cilindriche angolari e interni rinascimentali; cappella del 1731. Poi è la volta della Villa Contini Bonaccossi, in località il Poggetto,compatto edificio padronale con torretta e annessi colonici e sull'antica via di Mastrigalla. la Villa Dazzi, edificio signorile realizzato dai Dazzi. Realizzata ampliando un possesso rurale dei Rucellai esistente nel Cinquecento, è la Villa Amata, che merita una sosta, come anche l' Oratorio della Vergine e della Santa Croce a Le Croci, costruito dai Rucellai presso un antico quadrivio; Bello l'interno con copertura a caprate e volta a botte sul presbiterio. Sempre dei Rucellai è Villa di Trefiano, antico possesso Strozzi trasformato dai Rucellai in elegante casino di caccia, forse su progetto del Buontalenti. Grandioso è il complesso dei Renacci, abitato rurale fortificato di origine medievale, ristrutturato in più tempi, con edificio padronale seicentesco.  Tornando verso Poggio a Caiano e passando dal territorio di Carmignano, due soste devono essere fatte per visitare: Chiesa di San Lorenzo a Montalbiolo: nel comune di Carmignano, la chiesetta è documentata dal 1111, con le murature in arenaria, ha mantenuto all'esterno gran parte delle forme originarie, mentre l'interno,  è a una navata e la Chiesa di Santa Cristina in Pilli: documentata già nel secolo XI, la sua antichità non risulta evidente dall'aspetto attuale, con l'intonaco che nasconde il paramento murario, e il portico a tre arcate. Sul fianco destro è murato un architrave in arenaria con la data 1308. All'interno la chiesa denuncia le trasformazioni subite a partire dal secolo XVII fino al restauro neogotico degli inizi del Novecento.
     

Andare per i musei
  • MUSEO DI PALAZZO PRETORIO (Piazza del Comune) :   Il Museo di Palazzo Pretorio dal mese di aprile è riaperto al pubblico, dopo quasi 20 anni di chiusura per restauri. Nei tre piani dello splendido Palazzo Pretorio si potranno ammirare capolavori di Bernardo Daddi, Giovanni da Milano, Donatello, Filippo e Filippino Lippi, Santi di Tito, Alessandro Allori, Batistello Caracciolo, Lorenzo Bartolini e di tanti altri artisti. Il nuovo e suggestivo allestimento restituisce alla città e ai visitatori un patrimonio di bellezza costruito in secoli di storia. Ad ogni piano sono disponibili apparati informativi e supporti multimediali, videoproiezioni di grande suggestione dedicate alla storia di Palazzo Pretorio e alla Sacra Cintola con la ricostruzione virtuale degli affreschi di Agnolo Gaddi nella cappella che la custodisce. Palazzo Pretorio torna così ad essere lo scrigno dei tesori della città, il simbolo della sua storia e della sua identità. Per un’anteprima del nuovo museo è possibile visitare il sito www.palazzopretorio.prato.it.
  • PALAZZO COMUNALE  (Piazza del Comune):  All'interno si conservano diversi affreschi di Pietro da Miniato della fine del Trecento e si possono ammirare arredi e intagli lignei databili tra il Cinquecento e l'Ottocento, oltre ad una vasta collezione di dipinti: la Quadreria. Percorso museale: all'interno del Palazzo Comunale si articola secondo un itinerario che attraversa tutto il piano nobile del palazzo, dal nucleo più antico corrispondente all'antico Salone del Consiglio, alla cappella del palazzo, fino all'ala recentemente restaurata. La collezione di dipinti custoditi nel Palazzo Comunale (Quadreria), che costituisce una sezione distaccata delle raccolte del Museo Civico, risale agli inizi del Cinquecento. Successivamente si è arricchita in maniera stabile e organica. Il tema principale dell'allestimento attuale è  dedicato soprattutto al genere del ritratto nelle sue varie implicazioni.
  • MUSEO DELL'OPERA DEL DUOMO  (Piazza Duomo): Il Museo dell'Opera del Duomo è stato creato per ospitare una serie di opere legate alla Cattedrale e al culto della Sacra Cintola. È stato inaugurato nel 1967 in due sale tra la piazza e il chiostro romanico, ed è stato successivamente ampliato per accogliere opere provenienti dalle chiese diocesane e i prestigiosi rilievi del  pulpito donatelliano (tolti dall'esterno nel 1969, per garantirne la conservazione).  Percorso museale: il suggestivo percorso museale si snoda lungo alcune sale dell'antico Palazzo dei Proposti, intorno al chiostro  romanico, per concludersi nelle "Volte" sotto la Cattedrale.
  • MUSEO DI PITTURA MURALE  (Piazza San Domenico): ll Museo di Pittura Murale è situato in parte del Convento di San Domenico ed è stato creato nel 1974 come prima struttura italiana nata per un “ricovero attivo” di affreschi staccati, sinopie, graffiti che non fossero collocabili nei luoghi di provenienza. Dal 1998 ospita la mostra permanente “I Tesori della città. Pittura del Tre-Quattrocento a Prato” nella quale, accanto ad una selezione di opere della collezione del museo, sono esposte le opere più importanti del Museo Civico chiuso per restauro. Tutte le opere della collezione civica saranno ricollocate nel Museo Civico al termine dei lavori di allestimento.  Il Crocifisso di Filippino Lippi: Il 28 gennaio 2010 il Comune di Prato si è aggiudicato, ad un'asta battuta da Christie's a New York, una preziosa raffigurazione di un Crocifisso del XV secolo dipinto da Filippino Lippi, delle dimensioni di 30 centimetri per 20, con finiture in oro. Per tutti dettagli, consultare l'approfondimento "Il Crocifisso di Filippino Lippi". L'opera è custodita nel Museo di Pittura Murale accanto al celebre Tabernacolo del Mercatale (1498) e alla Pala         dell’Udienza (1502-1503),entrambe opere autografe di Filippino ed eseguite per la comunità di Prato.
  • GALLERIA DI PALAZZO DEGLI ALBERTI   (Via degli Alberti): (La Galleria è attualmente chiusa al pubblico, poiché la maggior parte delle opere sarà impegnata in una serie di mostre in Italia e all'estero per quasi tutto il 2015.) La Galleria di Palazzo degli Alberti della Banca Popolare di Vicenza occupa un'ampia superficie al primo piano dell'antico edificio. Si sviluppa secondo una pianta a forma di "U" articolata sui lati est e ovest che corrono in parallelo e si collegano su un lato breve a nord. Il percorso museale comprende una sessantina di opere, allestite nell'ottica di un più ampio dialogo e confronto con altre ragguardevoli testimonianze della raccolta della Banca esposte negli ambienti attigui. 
  • MUSEO CASA FRANCESCO DATINI   (Via Ser Lapo Mazzei, 43): La Casa museo ha sede in Palazzo Datini, dimora costruita nella seconda metà del XIV secolo e lasciata in eredità dal mercante pratese insieme a tutti i suoi beni alla Fondazione Casa Pia dei Ceppi onlus. Dal 4 aprile 2009 la Fondazione ha allestito nei propri spazi al piano terra del palazzo una mostra permanente  che illustra la vita e l'attività di Francesco Datini e ricostruisce le funzioni e la storia della sua dimora anche  sotto il profilo artistico. Percorso museale: si snoda nel piano terra di Palazzo Datini. L’esposizione si sviluppa attraverso un apparato didascalico in italiano e in inglese, riproduzioni digitalizzate e una selezione di lettere originali. Per i visitatori di lingua francese, spagnola e tedesca è disponibile la traduzione in cartaceo di tali apparati. Vengono mostrati alcuni ambienti della casa del mercante con gli splendidi apparati pittorici, numerose immagini, oggetti d'uso, opere d'arte del Trecento e del Quattrocento e lettere originali dell'Archivio Datini. Durante la visita viene illustrata la vita di Francesco Datini, la sua attività di mercante, la storia della sua dimora e del Ceppo dei poveri  di Francesco di Marco, l'ente assistenziale che ha creato per testamento dopo la sua morte. 
  • MUSEO DEL TESSUTO  (Via Puccetti): Il Museo del Tessuto di Prato, scaturito da una realtà cittadina che dal Medioevo mantiene viva e coltiva la sua vocazione tessile, finora l'unico in Italia dedicato interamente all'arte e alla tecnologia tessile, conserva un patrimonio tessile di estremo interesse per qualità e varietà delle collezioni. Nato nel 1975 a seguito di un'importante donazione del collezionista Loriano Bertini (oltre 600 pezzi) le sue collezioni si sono ampliate grazie ad apporti pubblici e privati fino a raggiungere un insieme di oltre seimila campioni di tessuti provenienti da tutto il mondo e databili dal V sec. d.C. ad oggi. Il nuovo museo occupa gli ambienti restaurati della "Cimatoria Campolmi Leopoldo e C.", gioiello di archeologia         industriale del XIX secolo, situato all'interno della cerchia muraria medievale della città. Percorso museale: comprende le collezioni di tessuti antichi presenti nelle loro varie tecniche di esecuzione, allo stato frammentario o confezionati per uso laico, religioso e per arredamento; una sezione del tessile             contemporaneo che nasce da un dialogo costante tra il Museo e le imprese locali, nello sforzo di conservare e comunicare il patrimonio di creatività e ricerca applicate al tessuto che quotidianamente investe la produzione tessile pratese.  Oltre ai reperti tessili, il Museo conserva macchinari e strumenti di preparazione alla tessitura riconducibili a manifatture italiane ed, in alcuni casi, frutto di elaborazioni e di accorgimenti realizzati per la produzione locale e infine, testimonianze nel campo della chimica tintoria dalla fine dell'Ottocento alla prima metà del Novecento. 
  • MUSEO DELLA DEPORTAZIONE  (Via di Cantagallo - Figline): Il percorso nel Museo della Deportazione è concepito come un viaggio simbolico in un campo di lavoro e di sterminio concentramento nazista.  Si vuole così ricordare la vicenda degli operai del Pratese deportati nei lager di Mauthausen e di Ebensee in                 Austria e, con essa, quella di milioni di uomini e donne, vittime di rastrellamenti avvenuti in ogni parte d'Europa, deportati per motivi politici e razziali secondo il disegno di asservimento e annientamento di interi popoli messo in atto dal III° Reich durante il secondo conflitto mondiale. Gli oggetti esposti: Alcuni oggetti esposti, donati alla città al Museo dall'Associazione degli ex deportati, sono originali, provenienti dai campi e dalle fabbriche scavate presenti in gallerie scavate nelle montagne di Ebensee dagli stessi prigionieri. Altri sono stati ricostruiti per iniziativa dei pochi superstiti, dopo il loro ritorno a Prato, per la  necessità di testimoniare le atrocità subite nel lager e le terribili condizioni del lavoro-schiavo. Oltre ad avere un indubbio valore di testimonianza, gli oggetti (collocati in espositori che suggeriscono "squilibrio e  precarietà") possiedono anche un significato simbolico: ci raccontano che un oggetto apparentemente insignificante, ad esempio una ciotola, poteva voler dire sopravvivenza o morte.
  • CENTRO PER L'ARTE CONTEMPORANEA LUIGI PECCI   (Viale della Repubblica): Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, a cui oggi è riconosciuto il ruolo di Museo regionale toscano, è la prima istituzione museale italiana con una sede costruita ex novo per presentare, collezionare, documentare e promuovere gli sviluppi delle ricerche artistiche più avanzate.  Voluto dal Cavaliere del lavoro Enrico Pecci, in memoria del figlio Luigi scomparso prematuramente, fu fondato dal Comune di Prato, da varie aziende e cittadini privati su progetto dell'architetto fiorentino Italo Gamberini. Collocato sulla direttrice viaria tra Firenze e Pistoia, in prossimità dell’ingresso est di Prato, ne testimonia il carattere intraprendente, dinamico, proprio di una città industriale attenta alla ricerca e all’innovazione sia in ambito economico che culturale.       Esposizioni: Dalla sua apertura nel giugno 1988 ha prodotto una vasta attività espositiva, didattica, di documentazione e informazione sull’arte contemporanea, ha proposto e ospitato numerosi spettacoli ed eventi multimediali e raccolto un cospicuo patrimonio di opere in collezione. La raccolta, composta da oltre mille opere a testimonianza dell’attività espositiva e di ricerca, presenta al meglio le tendenze e gli sviluppi dei linguaggi  artistici contemporanei. Nella primavera 2010 è stata inaugurata anche la sede distaccata del Museo Pecci Milano, a cui è affidato il compito di promuovere il Centro oltre i confini territoriali entro cui opera abitualmente. L'attività espositiva in programma è incentrata su presentazioni della collezione, con integrazioni e  aggiornamenti della raccolta in previsione della sua futura esposizione nel rinnovato Museo regionale d'arte contemporanea di Prato, e su proposte di carattere spettacolare dedicate ad autori attivi in Toscana. Progetto di ampliamento: un ambizioso progetto d'ampliamento dell'edificio museale, su proposta del Consiglio direttivo, è stato commissionato dalla famiglia Pecci a Maurice Nio, figura tra le più interessanti dell’innovativa scena architettonica olandese. La nuova costruzione, sostenuta dal Comune di Prato e dalla Regione Toscana, è attualmente in corso di realizzazione. Collegata alla sede originaria, la nuova sede museale consentirà di riqualificare e potenziare le funzioni e i servizi del museo facendo fronte alle attuali esigenze di accessibilità, flessibilità e visibilità dell'istituzione.
  • MUMAT, MUSEO DELLE MACCHINE TESSILI  (Via della Posta Vecchia - Mercatale di Vernio):  museo delle macchine tessili (ex fabbrica Meucci), illustra la storia recente della Val di Bisenzio e del suo passato industriale tessile, dei suoi luoghi ricchi di esempi di archeologia industriale e soprattutto del metodo di riciclo degli stracci che hanno fatto grande la città di Prato. Si possono ammirare strumenti e macchine tessili che vanno dalla fine dell'800 alla metà del '900: filandre, cardature, l'antica turbina della fabbrica alimentata dall'acqua del Bisenzio ancora attiva, fino ad un rarissimo esemplare di telaio in legno restaurato. L'ingresso è gratuito
  • COMPLESSO ARTISTICO CONTEMPORANEO DI CANTAGALLO  (Via Verdi - Luicciana): Il Museo all’aperto di Luicciana costituisce il nucleo storico del Complesso artistico contemporaneo del Comune di Cantagallo , costituito oltre che appunto dal Museo, dal Circuito di Arte Pubblica e dal Circuito di Arte Ambientale (di cui merita segnalare l'"Anfiteatro della Val di Bisenzio" di Giuliano Mauri), e che è aperto alle più avanzate sperimentazioni artistiche a livello nazionale e internazionale.
  • MUSEO ARCHEOLOGICO DI ARTIMINO  (Piazza San Carlo - Artimino Carmignano): ll museo custodisce al suo interno testimonianze provenienti dagli scavi nelle necropoli di Artimino (Prato Rosello), di Comeana (Montefortini e Boschetti) e dagli insediamenti di Artimino e di Pietramarina; è circondato da una meraviglioso paesaggio naturalistico considerato uno dei più belli della Toscana. Percorso museale: è organizzato su due piani, il piano d’ingresso si apre con l’illustrazione della storia della ricerca archeologica nel territorio di Artimino. Segue la presentazione dei reperti restituiti dal "mondi dei vivi", ovvero dall’area fortificata di Pietramarina e dai diversi nuclei insediativi di Artimino - identificati nel “Campo dei fagiani”, lungo il Viale Giovanni XXIII, nell’area della Paggeria medicea - e infine dalle strutture del culto. Il piano inferiore è dedicato al "mondo dei morti". L’esposizione prende avvio dalla tomba a pozzo del “Guerriero di Prato Rosello”, che, alla fine VIII-inizi VII secolo a.C., inaugura la grande stagione artiminese. Seguono i corredi delle altre tombe della necropoli di Prato Rosello, in buona parte presentati al pubblico per la prima volta: quello della tomba a camera del Tumulo B, quelli dei Tumuli D, H, Z, W, X e altri dell’area del tumulo A, oltre al corredo del Tumulo C che comprende il notissimo incensiere di bucchero e la serie di balsamari. Seguono gli spazi dedicati alla scultura funeraria di età arcaica, ai reperti dall’area di necropoli localizzata presso il podere Grumolo, allo straordinario corredo da simposio di Grumaggio e alla scultura funeraria e alla necropoli di età ellenistica. Un ampio spazio è dedicato alla necropoli di Comeana, con il tumulo dei Boschetti e il grandioso tumulo di Montefortini con le sue due tombe che hanno restituito reperti straordinari, molti dei quali presentati al pubblico per la prima volta: due incensieri e una serie di piatti e coppe su alto piede di bucchero, finemente decorati, la straordinaria coppa di vetro turchese, elementi di bronzo e una eccezionale serie di oggetti d’avorio: placchette istoriate, pissidi, figurine femminili, maschili, animali a tuttotondo fantastici e reali, elementi a traforo.
  • MUSEO DELLA VITE E DEL VINO  (Piazza Vittorio Emanuele - Carmignano): Il museo della vite e del vino, oggi in gestione alla Pro Loco, è stato inaugurato nel 1999 da un progetto già avviato nel 1992. Il museo ha come scopo quello di promuovere la qualità del vino di Carmignano e raccontare come hanno fatto gli abitanti di questo fiorente comune a portarlo ai livelli di oggi. La galleria offre questo tuffo nel passato per ripercorrere le tecniche di produzione e la storia del vino fatta soprattutto dalle persone che hanno permesso questo miracolo. L'ingresso è libero.
  • PARCO MUSEO QUINTO MARTINI  (Via Pistoiese - Seano Carmignano): Il Parco Museo "Quinto Martini" è stato inaugurato nel 1988, quando l'artista (nativo di Seano) era ancora in vita: morì difatti nel 1990, all'età di 82 anni. Inserito magnificamente nella suggestiva cornice naturale delle colline carmignanesi, in una verde spianata solcata da un ruscello posta all'estremità sud del paese, il Parco accoglie 36 strutture bronzee dell'autore fuse da opere realizzate tra il 1931 e il 1988: un percorso ideale - fatto di attimi fissati nell'eternità, tra scene agresti e di vita vissuta - dove fare due passi per ricrearsi nel corpo e nello spirito, ma anche oltre cinquant'anni di sintesi e di ricerca artistica.
  • MUSEO SOFFICI E DEL NOVECENTO ITALIANO  (Via Lorenzo il Magnifico - Poggio a Caiano nelle Ex Scuderie Medicee, vicino alla Villa Medicea): Mostra permanente delle opere dell'artista Ardengo Soffici (1879-1964)


            
(Fonte: http://www.cultura.prato.it/)

Eventi
  • Corteggio Storico: A Prato si celebra l'8 settembre, giorno della natività della Madonna. Per rendere omaggio alla Sacra Cintola, ogni anno si svolge il Corteggio Storico, cioè la sfilata in costume lungo le vie del centro, a cui partecipano gli armati di Città, il Corpo dei Valletti Comunali e altre centinaia di figuranti provenienti da varie città d'Italia. La processione termina in Piazza del Duomo, dove si ha l'evento più solenne della giornata: l'ostensione del Sacro Cingolo. Il programma della festa è arricchito da varie esibizioni che si tengono per tutta la giornata in vari punti del centro storico, come, ad esempio l'esibizione degli sbandieratori, la gara di tiro con l'arco, il mercato medievale con rievocazioni degli antichi mestieri e tradizioni, gli spettacoli musicali, i fuochi d'artificio.
  • Il Gioco della Palla Grossa: una sorta di calcio in costume fiorentino, è tornata ad essere disputata a Prato in Piazza Mercatale nel settembre 2012, dopo quasi trent'anni di assenza. Quattro i Rioni che si sfidano: i Rossi (Santa Trinita), i Gialli (Santo Stefano), gli Azzurri (Santa Maria) e i Verdi (San Marco). 
  • Contemporanea festival:  è un festival internazionale di teatro che si svolge a Prato dal 1999. La manifestazione ha luogo alla fine del mese di maggio e presenta importanti artisti della scena teatrale contemporanea nazionale ed internazionale.
  • Festa di San Michele: il 29 settembre (giorno del patrono) si svolge la festa di San Michele che dura tre giorni e che vede coinvolti i quattro rioni di Carmignano: Bianco (rione della torre), Giallo (rione del leone), Verde (rione dell'arte) e Celeste (rione dell'arcangelo). La festa nasce nel 1932 come "settimana carmignese" e solo nel 1937 diventa la festa di San Michele. Nei tre giorni di manifestazione vengono messe in scena da ogni rione degli spettacoli di teatro in strada con carri che costituiscono la parte integrante di scenografie complesse in cui si inseriscono coreografie e drammatizzazioni volti a raccontare un evento o una parte della storia di Carmignano. Al termine della rappresentazione si tiene la "Gara dei ciuchi": ogni rione ha un fantino che correrà su un ciuco, estratto a sorte fra i quattro selezionati, e che dovrà compiere quattro giri della piazza di Carmignano per portare al trionfo il proprio rione. 

(Fonte:  wikipedia)
Gastronomia

Definire con rigore la cucina pratese non è facile e neppure sembra opportuno, infatti essa è parte importante della tradizione classica toscana, pur caratterizzandosi in certi particolari e piacevoli varianti.
Si può però dire che la cucina pratese piace a tutti in quanto è assortita, non esotica, gustosa senza essere tuttavia pesante. Alcuni riferimenti ci danno modo di seguire, anche se molto sommariamente, l'evoluzione della cucina pratese attraverso i tempi. 

Lo studio del Fiumi, pubblicato in Archivio Storico Pratese fasc. I - IV - 1996 "Sulle condizioni alimentari di Prato nell'età comunale (sec. XI)", racconta che il consumo della carne era statisticamente basso e si trattava in particolare di carne ovina, porcina, pollame e selvaggina, essendo pressoché assente nei consumi popolari la carne bovina. Anche il pesce del fiume Bisenzio era consumato in discrete quantità e molto apprezzato. Questi alimenti erano tuttavia riservati alle tavole dei benestanti, il cibo della popolazione - e specialmente quella del contado - era rappresentato dal pane che veniva confezionato con farina di grano o altri cereali. Negli orti e nei campi si coltivavano lattughe, sedani, zucche, cetrioli, fagioli, radici, finocchi, cipolle, poponi e cocomeri. 

Ancora oggi la cucina ricorda questa varietà presente anche in origine e che si può ancora gustare, pur rielaborata secondo i gusti moderni, dai ristoranti che propongono la cucina tradizionale.

Piatti tradizionali:

  • Sedani ripieni: questo piatto tipicamente pratese nasce probabilmente dall'abilità delle massaie di un tempo di utilizzare anche le costole esterne del sedano trasformandolo in una gustosissima pietanza. Se poi si utilizzano le costole interne, quelle più tenere, si ottiene una vera prelibatezza. E' un piatto che richiede una lunga preparazione ed è tradizione cucinarlo per l'8 settembre, in occasione della festa della Madonna della Fiera.
  • Polpette: questo piatto fa parte della cucina tradizionale pratese e viene preparato in famiglia in diverse varianti. Si consuma sempre ma prevalentemente a Carnevale di Martedì Grasso 
  • Mortadella di Prato: questo insaccato, le cui origini si fanno risalire intorno al Cinquecento, ai giorni nostri era stato un po'dimenticato anche dai pratesi. I giovani non ricordavano più che nelle loro famiglie la mortadella di Prato era uno degli ingredienti essenziali per il ripieno dei tortellini di Natale, ma anche uno dei salumi più usati. E' un insaccato dalle umili origini, recuperato ai gusti d'oggi grazie all'utilizzo di carni scelte. La sua particolarità  deriva dalla speziatura e dall'aggiunta di un liquore dal gusto antico: l'alkermes, liquore usato solo per i dolci,  come dimostrano anche le tradizionali pesche. Negli anni '80 ne è stata rilanciata la produzione e la ricetta, pur nel rispetto della antica tradizione, è stata riproposta in versione alleggerita e più consona ai gusti odierni.
  • Biscotti di Prato:  I biscottini con le mandorle sono la golosità pratese più conosciuta nel mondo e vanno gustati accompagnati dal Vinsanto. Spesso sono chiamati erroneamente "cantucci" o "cantuccini", ma questi sono preparati con l'anice, al posto delle mandorle
  • Pesche di Prato: alla fine di marzo del 1861 alla locanda Contrucci di Piazza Duomo i più ferventi patrioti pratesi tennero una grande cena per festeggiare l'Unità d'Italia. Fra le tante prelibatezze servite grande successo ebbero questi dolcetti che presto divennero una specialità locale
  • Il Pane di Prato: Il Pane a Prato merita un discorso tutto a parte. E' così buono e saporito che non ha bisogno del sale, anzi se c'è il sale non è pane di Prato! Il pane è l'orgoglio della città e ovviamente dei fornai, numerosi sia nella città che nella campagna. Il pane di Prato era già nel Cinquecento sui banchi del mercato fiorentino come genere di gran pregio, come ci raccontano i cronisti dell'epoca. Le forme che vengono sfornate nelle ore antelucane, sono adatte alle varie esigenze mangerecce: il cazzottino è per colazioni e merende robuste: bello, profumato ed imbottito d'affettato, magari proprio con la gustosa mortadella di Prato; il filone sembra fatto apposta per essere tagliato a fette spalmato con saporite marmellate, oppure condito con l'olio e il sale: il famoso "pan con l'olio", quello che davano da ragazzi, Non c'era tempo allora per abbrustolire il pane e allora la "fettunta", (abbrustolita, agliata, oliata, salata e pepata) era riservata alla comodità della tavola. Ma la regina della tavola è la bozza pratese, è Lei che fa la differenza, che si mangia con tutti i companatici e anche da sola, e che rafferma si usa  per la panzanella, per la minestra di pane, per la pappa con il pomodoro e per tante altre gustose pietanze che a gara ogni comunità si è inventata.


(fonte: http://www.pratoturismo.it/)

ALTRE INFORMAZIONI
1
Mercoledì, 11 Ottobre 2017

BANCARELLE IN SANTA TRINITA

08/03/2017 - 13/12/2017 08:30 - 19:00

Toscana, Prato (Prato)

Ogni 2° Mercoledì del mese - BANCARELLE IN SANTA TRINITAPRATO - Via Santa Trinita (Centro Storico)ore 8,30 - 19,00Si rinnova l' appuntamento con Bancarelle in Santa Trinita, la tradizionale Mostra Mercato che si svolge il 2° Mercoledi di ogni mese in Via Santa Trinita, nel cuore del Centro Storico di Prato.Potrete trovare banchi di piccolo Antiquariato, Collezionismo,...

Mercoledì, 8 Novembre 2017

BANCARELLE IN SANTA TRINITA

08/03/2017 - 13/12/2017 08:30 - 19:00

Toscana, Prato (Prato)

Ogni 2° Mercoledì del mese - BANCARELLE IN SANTA TRINITAPRATO - Via Santa Trinita (Centro Storico)ore 8,30 - 19,00Si rinnova l' appuntamento con Bancarelle in Santa Trinita, la tradizionale Mostra Mercato che si svolge il 2° Mercoledi di ogni mese in Via Santa Trinita, nel cuore del Centro Storico di Prato.Potrete trovare banchi di piccolo Antiquariato, Collezionismo,...

Mercoledì, 13 Dicembre 2017

BANCARELLE IN SANTA TRINITA

08/03/2017 - 13/12/2017 08:30 - 19:00

Toscana, Prato (Prato)

Ogni 2° Mercoledì del mese - BANCARELLE IN SANTA TRINITAPRATO - Via Santa Trinita (Centro Storico)ore 8,30 - 19,00Si rinnova l' appuntamento con Bancarelle in Santa Trinita, la tradizionale Mostra Mercato che si svolge il 2° Mercoledi di ogni mese in Via Santa Trinita, nel cuore del Centro Storico di Prato.Potrete trovare banchi di piccolo Antiquariato, Collezionismo,...

1